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La sua potenza fece tremare i re.
Modica sorge su alcuni costoni rocciosi che, come speroni, si incuneano in un'ampia cava a forma di ipsilon lungo i torrenti Ianni Mauro e Pozzo del Pruni. Di antiche origini, Modica fu abitata dai Siculi, poi dai Greci e quindi fu sottoposta ai Romani. E’ ricordata da Cicerone fra le città siciliane vittime delle vessazioni di Verre. Passata per i Bizantini e gli Arabi, vide il suo maggiore splendore nel lungo periodo a cavallo tra Medioevo ed età moderna, durante Ia sua costituzione in contea. Dalle mani degli Aragonesi, la contea di Modica passò per un secolo circa ai Chiaramonte e poi ai Cabrera. La ricchezza della contea e la potenza dei suoi signori furono tali che Modica potè competere con l’autorità reale e finì per costituire quasi un regno dentro I regno. La storia della città si è costruita nei secoli attorno all'economia di essa, piuttosto fiorente ancora oggi. Basti pensare all'agricoltura di tutto il Modicano e all'architettura rurale delle innumerevoli masserie e del reticolo variegato dei celebri muri a secco.
Fra i monumenti principali, vanno menzionati Ia chiesa di S. Giorgio, opera, nelle forme attuali, di Rosario Gagliardi, che Ia progettò dopo Ia distruzione del terremoto del 1693; Ia chiesa è arricchita da una imponente scalinata di 250 gradini, che accentua l’effetto scenografico della bellissima facciata; oltre agli stucchi, alle statue e alle pitture di valore del suo interno, Ia chiesa contiene, tracciata sul pavimento, una meridiana solare e conserva un inestimabile tesoro sacro, del quale fa parte l’arca santa d’argento da una contenente alcune reliquie di S. Giorgio. Altra monumentale chiesa è quella di S. Pietro, anch’essa arricchita da un’ampia scalinata; l’interno conserva una Madonna di Trapani di scuola gaginiana e una reliquia di S. Pietro, patrono della città. Da segnalare, ancora, le chiese del Carmine, di S. Giovanni, del Rosario e di Santa Maria di Betlem, nella quale si conserva un pregiato presepe di fattura calatina, realizzato nel 1882 dalla bottega dei Bongiovanni Vaccaro e Azzolina, per le statuette, e dal padre Benedetto Papale per Ia scenografia. Non si può non fare un cenno alle tradizioni culturali ed etnoantropologiche di Modica: a tale riguardo basti citare i nomi del filosofo Tommaso Campailla, della poetessa Girolama Lorefice Grimaldi, di Serafino Amabile Guastella che, originario di Chiaramonte Gulfi, insegnò e operò a Modica, di Salvatore Quasimodo; per finire con Ia realtà viva del Museo Ibleo delle arti e tradizioni popolari.

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